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3 trend della supply chain 4.0 che riducono il time to market

3 trend della supply chain 4.0 che riducono il time to market

In che modo le tecnologie e i trend dalla supply chain 4.0 possono accorciare il tempo che intercorre dall’ideazione del prodotto alla sua effettiva disponibilità sul mercato? Partiamo da un dato: secondo uno studio firmato McKinsey (via: Harvard Business Review), un ritardo di sei mesi nella commercializzazione di un prodotto può causare una riduzione di profitto fino al 33%. Tutto ciò sta convincendo i responsabili aziendali che, di fronte al rischio di non rispettare il time to market originariamente pianificato, sia (molto) meglio aumentare i budget di spesa piuttosto che arrivare sul mercato in ritardo e lasciare libero il terreno ai competitor.

Il time to market e il problema del controllo

Il problema, se così lo si può definire, è che il time to market è condizionato da così tanti fattori da essere difficilmente prevedibile. Il concetto fondamentale, qui, è quello del controllo: controllo dello sviluppo, della pianificazione della produzione, della fornitura, dello stoccaggio, dei trasporti e di tutto ciò che ruota attorno al prodotto, dal momento in cui il prototipo viene presentato al management fino al primo esemplare consegnato nelle mani del cliente o del rivenditore. Basta dunque una rapida panoramica per comprendere quanto la supply chain sia determinante al fine di accelerare il più possibile l’accesso del prodotto al mercato: approvvigionamento, previsione della domanda, pianificazione della produzione, gestione delle scorte, trasporti, stoccaggio e spedizione della merce sono elementi cardine della produttività dell’azienda e devono operare in modo sinergico, altrimenti i tempi si allungano a dismisura.

Supply Chain 4.0: come la tecnologia accelera il time to market

Insito nel concetto di Supply Chain 4.0 c’è una forte componente tecnologica, ed è proprio tramite il suo apporto che le aziende possono accorciare il time to market. A seconda dell’attività, il modello data-driven e le tecnologie ad esso connesse, come blockchain e le varie declinazioni di Intelligenza Artificiale, sono i veri elementi che differenziano le modalità di gestione tradizionale da quelle di supply chain “4.0”. Di seguito, tre trend di sicuro interesse: 

1. Demand-Driven Supply Chain

Il concetto di demand-driven Supply Chain (4.0) nasce come forma evolutiva dei tradizionali modelli di previsione della domanda, la cui volatilità rappresenta ancora oggi un problema non da poco nell’ambito del Supply Chain Management. Il metodo tradizionale prevede un allineamento della produzione con il forecasting della domanda: se per caso questa cambia, spinta da uno tra mille diversi motivi, il modello ha difficoltà ad adeguarsi rapidamente alle mutate condizioni, portando a rotture di stock o a scorte in eccesso. Perfettamente integrato nel modello di Supply Chain 4.0, DDSC è invece un metodo di Supply Chain Management basato non solo sulla previsione della domanda, ma sulle reali condizioni di mercato provenienti dalle infinite fonti informative esistenti in questo momento: sensori IoT, dati di mercato, dati degli altri attori della Supply Chain, trend emergenti e così via. Chiaramente, un approccio data-driven può fare tesoro di tutte le ultime conquiste della Data Science, a partire dall’Intelligenza Artificiale: per questo motivo, l’obiettivo non è solo l’ottimizzazione del time to market, che in ogni caso resta una componente importante.

 

2. Massima visibilità: la sfida di Blockchain

Un aspetto fondamentale ai fini dell’ottimizzazione delle supply chain è la visibilità. Un processo agile, rapido ed efficiente presuppone che i vari attori che concorrono all’iter di realizzazione siano il più possibile sincronizzati. Al contrario, processi disgiunti, difetti di comunicazione e procedure manuali si abbattono come macigni sul time to market, rendendo quanto mai approssimativi i tempi di realizzazione del prodotto e il successivo accesso al mercato. In quest’ambito, anch’esso perfettamente integrato nel modello di Supply Chain 4.0, blockchain è sotto i riflettori a causa della sua capacità ‘nativa’ di garantire la massima visibilità dei processi, sicurezza e condivisione informativa all’interno della Supply Chain.

 

3. Ottimizzazione della logistica grazie ai sensori IoT

Formalmente, di questo trend si è già detto parlando di DDSC, ma la sua rilevanza è così grande da meritare una trattazione separata. La generazione e la trasmissione dei dati è, infatti, il punto di partenza del processo decisionale data-driven, che fa perno sui sensori e dispositivi smart presenti in ogni processo produttivo e logistico 4.0. Solo a titolo d’esempio, si possono considerare le attività logistiche di magazzino, che possono essere gestite da una piattaforma evoluta (WMS) capace, a seconda delle funzionalità e delle integrazioni con i mezzi presenti sul campo, di gestire la movimentazione delle merci nella maniera più efficiente possibile, ottimizzando i tragitti dei mezzi stessi e delle persone. Tutto ciò vale per il magazzino, ma anche per le attività produttive, per i trasporti e le consegne (ormai si parla di consegne on-demand), per l’inventario e lo stoccaggio, rendendo la Supply Chain molto più efficiente e, soprattutto, gestibile.

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