<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=150415092460129&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Visione

Offerta

Scenari

Tecnologie di Frontiera

Ruoli

Tilt

Assistente virtuale, perché è fondamentale nel retail?

Assistente virtuale, perché è fondamentale nel retail?

Per rispondere subito alla domanda del titolo, si potrebbe dire che un’assistente virtuale è, e sarà sempre più, fondamentale nel mercato retail perché lo stanno adottando tuttie chi non lo farà venderà di meno, spenderà di più e non riuscirà a soddisfare un pubblico che diventa giorno dopo giorno sempre più esigente. Spiegazione semplicistica, certo, ma non lontana dalla realtà: secondo una ricerca di Juniper Research, le retail sales scaturite dall’interazione del potenziale cliente col chatbot saranno quantificabili in 112 miliardi di dollari nel 2023. Considerando che oggi siamo a 7.3 miliardi, è palese che chi non ha ancora investito o non ha nemmeno preso in considerazione l’impiego di un chatbot come strumento di customer care o per l’assistenza alla vendita, debba farlo con la massima urgenza 

 

Perché è fondamentale un assistente virtuale 

L’aumento esponenziale di efficacia dei chatbot si spiega sulla base di (almeno) tre elementi: il progresso tecnico, che in questo campo fa rima con Intelligenza Artificiale e ci consegnerà bot che, sia pur da istruire e ‘seguire’ da parte di operatori in carne ed ossaumani, saranno sempre più bravi nel suggerire prodotti d’interesse, abbinate vantaggiose, proporre sconti e iniziative; poi, l’aumento della fiducia nei chatbot, che arriveranno – sempre secondo lo stesso studio – a gestire 22 miliardi di conversazioni nel 2023; infine, la necessità – per i retailer – di sviluppare il più possibile i concetti di customer centricity servizio personalizzato, che li porterà inevitabilmente ad investire sul fronte degli assistenti virtuali. Sempre per fornire qualche numero a supporto, si stima che il risparmio derivante dall’impiego dei chatbot nel mondo retail sarà quantificabile, sempre nel 2023, nella cifra ‘astronomica’ di 439 miliardi di dollari. Quindi, per tornare alla semplicistica affermazione di partenza, è chiaro che i retailer saranno sostanzialmente obbligati ad adottare i chatbot, poiché in caso contrario non riuscirebbero mai a fronteggiare i competitor più agguerriti, perdendo (molto) terreno anche agli occhi dei clienti.  

 

Non solo e-commerce, i chatbot entrano in negozio 

Parli di assistente virtuale e ovviamente immagini un e-commerce. D’altronde, è un canale in crescita pressoché costante e può avvalersi direttamente di personal shopper virtuali capaci di accompagnare un semplice curioso verso il prodotto che stava cercando da tempo. Però, in piena era omnicanale, ragionare in termini di negozio fisico ed e-commerce come canali indipendenti non è né efficiente né risponde alle esigenze dei clienti, che considerano tutti i canali di contatto con l’azienda come un’unica esperienza d’acquisto integrata. Quindi, il chatbot non dovrebbe limitarsi all’acquisto online, a comparire sui canali social o a fungere da supporto alla clientela per la fase post-vendita, magari per organizzare un reso o per il tracking delle attività logistiche di spedizione, ma potrebbe servire anche per avvicinare i clienti al negozio fisico, che resta fondamentale per l’esperienza diretta del prodotto. Una volta in negozio, il bot potrebbe aiutare i clienti a trovare il prodotto che stanno cercando, fornire informazioni di altro genere tramite totem interattivi oppure proporre sconti e promozioni utili ai clienti abituali.  

 

Perché l’assistente virtuale serve al retail?  

Non è dunque un caso che proprio il settore retail sia uno dei più attivi sul fronte degli assistenti virtuali: oggi, la maggior parte delle aziende – anche al di fuori di questo settore - si interessa ai chatbot soprattutto per veder scendere i costi in modo rapido e sensibile; si tratta infatti di un beneficio immediato (o quasi) ed è normale che gli imprenditori siano molto attratti dalla cosaPoi, il fatto di iniziare a sfruttare gli assistenti virtuali per il post-vendita permetterà loro, magari in forma graduale, di toccare con mano potenzialità che, con l’andare del tempo e l’affinamento della tecnologia, andranno ben al di là dello scopo iniziale e renderanno i chatbot una importante fonte di reddito. A quel punto, per tornare al discorso di apertura, tutti avranno i chatbot e chi non li avrà sarà tagliato fuori.  

New call-to-action

Iscriviti al Blog