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Blockchain per il food, la vera garanzia di una filiera trasparente

Blockchain per il food, la vera garanzia di una filiera trasparente

Al fine di comprendere l’impatto della blockchain per il food, si può partire da una ricerca molto interessante firmata Accenture e intitolata Tracing the Supply Chain. Qui, la nota società di consulenza sostiene a chiare lettere che “Le aziende non sanno abbastanza dei prodotti che acquistano e vendono, un’affermazione forte, a tratti preoccupante che dipinge in modo netto tutti i limiti delle catene di distribuzione più estese, che stanno rapidamente evolvendo verso un concetto ancora più ampio: quello delle reti di supply chain 

Il mercato alimentare è un esempio eloquente di quanto appena affermatononostante il ruolo centrale della sicurezza, dell’integrità e della conformità normativa, le supply chain più estese subiscono ancora oggi una serie di limiti che ne minano in modo marcato l’efficienza. Perché se da un lato le aziende hanno perfettamente compreso i benefici di una catena efficiente, che si ripercuotono sulla produttività, consentono la riduzione dei costi e l’aumento dei margini, devono anche fare i conti con un sistema largamente frammentato che coinvolge un’infinità di soggetti quali produttori, broker, distributori, grossisti e retailer, tra i quali solitamente non esiste alcun rapporto fiduciario, nessun interesse a collaborare e, soprattutto, nessuna voglia di condividere i propri dati.  

Pur tenendo conto dei benefici, ciò pone una serie di limiti invalidanti in ottica di digital transformation: da un lato occorre coordinare i processi di attori che hanno un livello di digitalizzazione diversissimo, ma anche ‘eliminare’ i documenti cartacei che ancora adesso rappresentano la principale forma di relazione commerciale e, soprattutto, mettere in conto costi elevati di gestione e riconciliazione dei dati.  

 

Blockchain per il food, la soluzione perfetta  

Nel mercato alimentare, ci sono sistemi più o meno efficienti. Ma in molte supply chain di livello globale, la frammentazione introduce qualche collo di bottiglia, che si ripercuote in primis sulla trasparenza, ma anche sui rischi di contraffazione, sulla compliance normativa, sulla qualità del prodotto e via dicendo. Gli sprechi, i ritardi e la qualità al di sotto delle aspettative si pagano: li paga l’azienda, il consumatore finale o, in proporzioni diverse, tutti gli attori che – giusto a titolo d’esempio – intervengono nel processo che va dalla pesca del tonno fino alla lattina che acquistiamo in una grande catena alimentare.  

Se si riuscisse a ottenere vera trasparenza e a semplificare i processi si otterrebbero benefici enormiintanto rapidità, ma anche certezza della provenienza, delle lavorazioni, delle trasformazioni, riduzione netta dei costi, maggiore semplicità nell’ottenimento di credito (dovuto, appunto, alla trasparenza dei processi), più fiducia da parte dei clienti finali e riduzione delle attività fraudolente, tra cui la classica contraffazione. La sfida, però, è riuscire a far interagire tutti gli attori di cui sopra in un unico sistema, che per funzionare deve essere facile da implementare e da usare, e soprattutto goda della fiducia di tutti gli attori della filiera.   

Questa soluzione si chiama blockchain. Trattandosi di un registro condiviso e decentralizzato, permette a tutti gli attori della supply chain di condividere le informazioni essenziali ai fini dei processi senza aver precedentemente costituito un rapporto di fiducia con gli altri soggetti dello stesso ecosistema. Questo perché il sistema è di per sé sicuro, trasparente e resiste ai tentativi di manomissione, poiché i dati non possono essere alterati né cancellati. L’immutabilità del dato è, infatti, una caratteristica peculiare di blockchain fin dalla sua prima manifestazione (Bitcoin) e uno dei motivi per cui le aziende se ne stanno interessando attivamente: condividere i propri dati in una rete blockchain (che, in quanto decentralizzata, si basa su un modello peer-to-peer) non significa consegnarli ad altri rischiando che si perdano o, peggio, che vengano manomessi, ma conferirli in una rete sicura in cui tutto è trasparente e aggiornato con estrema rapidità.  

Dal punto di vista di chi la pone in essere, invece, i vantaggi sono quelli evidenziati precedentemente (trasparenza, efficienza, qualità…), cui si aggiunge la riduzione della complessità e dei costi derivanti dalla riconciliazione dei datiche resta una delle voci di spesa più importanti in materia di supply chain management. Se a questo si aggiunge un costo gestionale inferiore rispetto alle soluzioni centralizzate e l’assenza del single point of failure, che assicura resistenza e integrità dei dati, si spiega perché il mercato globale della tecnologia blockchain, che nel 2018 valeva 1.2 miliardi di dollari, nel 2023 varrà (probabilmente) 23,3 miliardi di dollari. E anche a quel punto, non avrà nessuna intenzione di fermarsi.  

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