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C'è bisogno dell'etica per un uso saggio dell'intelligenza artificiale e dei suoi strumenti?

C'è bisogno dell'etica per un uso saggio dell'intelligenza artificiale e dei suoi strumenti?

Ormai da tre anni mi occupo dello studio dell'intelligenza artificiale e in particolare come questa possa essere applicata alle realtà dei nostri clienti. 

Ho visto, quindi, transitare molte idee e soluzioni che agevolano la macchina "uomo" nel suo operare e generare valore, per e per la collettività. 

Fin dai primi momenti, però, intuendo l'enorme potenzialità di questo pool tecnologico ho cominciato a chiedermi quanto distruttivo potrebbe essere il loro inserimento e se fosse il caso di adottare delle regole che legiferano questo proliferare di strumenti che ha come obiettivo la simulazione del comportamento umano. 

È quindi pensabile parlare di un'etica tecnologica? 

Il ruolo della tecnologia nell'evoluzione umana

Grazie ad una tecnologia ormai consolidata nelle nostre vite come il web, l'informazione, nel bene e nel male, è di libera circolazione e, curiosando tra video e articoli pubblicati, mi sono imbattuto su diverse tesi che analizzano, per prima cosa, il ruolo della tecnologia nell'evoluzione umana. 

70.000 anni fa quando l'uomo ha iniziato la sua opera migratoria dall'Africa verso i continenti più a nord, è riuscito ad affrontare le insidie climatiche ed ambientali dei paesi che attraversava, grazie all'artefatto tecnologico, ovvero quell'insieme di "invenzioni" che ha portato, poi, al conio del detto "di necessità virtù" e che ha permesso all'uomo stesso di sopravvivere e innovarsi.  

Nota interessante, quindi, è che ci troviamo in una nuova era geologica denominata Antropocene, dove è l'uomo a caratterizzare i maggiori cambiamenti, strutturali e non, del nostro magnifico pianeta, tutto questo grazie alla tecnologia. 

Quello che ci caratterizza come specie è quindi la capacità di adattarci al mondo che cambia grazie all'artefatto tecnologico che, nel corso dei secoli, ha visto nascere gli strumenti da taglio, la ruota, le pellicce a protezione dalle intemperie e poi la capacità di lavorare il metallo, creare mezzi su cui spostarsi, dapprima navigando, poi nei cieli e, in tempi più vicini a noi, strumenti che ci permettono di comunicare agevolmente come il telefono, elaborare velocemente grandi quantità di dati come i sistemi di calcolo distribuito, fino al sogno di generare un'intelligenza "simile" a quella umana ma priva di quel grado di geniale difettosità che ci caratterizza, denominata da anni intelligenza artificiale.  

Questa, ad oggi, è un obiettivo concreto, ma da considerarsi solo agli inizi del suo percorso evolutivo e che già negli anni 30 e 40 ha visto i primi passi grazie alla vita di Alan Turing, che ci ha portato a modellare un test per identificare "macchine pensanti" (test di Turing) e sostituibili all'uomo. 

È proprio questo annoso dilemma della sostituzione umana che genera le prime preoccupazioni. 

trasferire alla macchina il valore umano

I robot agiscono secondo un modello che supera il normale comportamento if then else. Infatti, grazie ai Big Data, riusciamo a collezionare dati, ovvero creare un dataset, che mappa la realtà ed "istruisce" le macchine su come comportarsi in base alle sollecitazioni esterne che, nella loro assoluta varietà, possono capitargli. 

Quindi, se le loro scelte si basano su una riduzione della realtà, significa che sono degli strumenti fallaci e quindi soggetti ad errore, esattamente come noi.  

Molti studiosi indicano la necessità che vengano condivise alcune direzioni per lo sviluppo di soluzioni AI che permettano all'utente di: 

  • superare la naturale paura dell'incerto; 
  • reagire all'imprevedibilità del sistema robot; 
  • regolamentare la loro esistenza. 

Il nostro compito è quello di preservare il valore della specie umana, facendo sì che sia la macchina ad adattarsi alle nostre esigenze, offrendo: 

  • intelligibilità: la macchina deve farsi comprendere, coesistendo con l'uomo che la guida;  
  • intuizione; 
  • adattabilità: l'uomo è un essere emotivo e razionale e va tutelato quindi deve essere posto al centro; 
  • adeguatezza: l'uomo decide la prioritizzazione delle azioni da eseguire , ovvero cosa sia importante. 

Ponendoci questi obiettivi potremmo pensare di trasformare qualcosa di non computabile, come il valore umano, in qualcosa di processabile dalla macchina. 

E allora come impatta una soluzione di AI sul nostro sistema etico? 

Convivere con l'Intelligenza Artificiale

Utilizzare le piattaforme di AI mette in evidenza i nostri pregiudizi, come avvenuto negli USA nel 2016, con il progetto Compass, a supporto dei giudici americani, nel quale è emerso che il dataset, offerto in input al sistema di giudizio, era alterato da una serie di valutazioni sulla maggiore possibilità che un individuo di colore fosse reitero per il reato a lui prescritto.Per noi è inconcepibile non avere una spiegazione su come l'AI sia arrivata a prendere una decisione.  

Ci poniamo domande sul tipo di reazione che potrebbe avere un’auto a guida autonoma in uno scenario estremo, tendiamo a non accettare l'imprevedibilità di un robot. Dal mio punto di vista, dovrebbe essere valido l’approccio della valutazione del rilascio della patente di guida.  

La paura del diverso, annoso aspetto che caratterizza l'uomo, è il fulcro di tutto, ma il punto è: l'adozione massiccia dell'intelligenza artificiale potrà sottrarre il lavoro all’uomo? 

Non sarà l'AI a togliere il lavoro ma il carattere evoluzionista della specie umana che, con l'introduzione di un robot, muterà la percezione della realtà e le necessità di tutti noi, trasformando e, pian piano, facendo scomparire vecchie attività, nulla di più di come un'invenzione "distruttiva" come l'elettricità ha fatto nella storia. 

Il problema, forse, è decidere quali lavori siamo disposti a sacrificare in virtù dell'innovazione. 

Preservandoci come elemento di valore dobbiamo essere pronti a una convivenza con le varie forme di intelligenza artificiale che nasceranno, applicando un ethical assessment in quanto, ormai, risposta tecnologica pervasiva. 

Esiste una percezione negativa verso il progresso tecnologico, di cui l'AI è la più sofisticata espressione, soprattutto in ambito lavorativo. 

Infatti, nel 1983 la rivista Times, che normalmente chiude l'anno con il famoso "uomo di copertina", condizionando il business mondiale, decise di dedicare la prima pagina ad un nuovo messaggio raffigurante un pc con un uomo ingobbito di fronte ad esso. 

La risposta della stampa fu: "L'era delle macchine che mettono in ombra l'uomo". 

Infatti, la sfida è degli assistenti digitali dei grandi colossi come Amazon, Apple e Google. Chi riuscirà a migliorare la vita di tutti i giorni rendendola più efficace, entrerà nella nostra quotidianità e nel nostro modo di stringere relazioni con il prossimo e se ciò che ci contraddistingue come specie è proprio il nostro modo di vivere le relazioni, avrà trovato la leva per condizionare l'umanità. 

La vera innovazione deve essere etica e finalizzata al miglioramento umano. 

Non dobbiamo temere il progresso, che è insito nella nostra specie. Dobbiamo accogliere l'artificiale come un potenziamento delle capacità umane, sia cognitive che meccaniche, al fine di migliorare la nostra cultura, il nostro business ed il nostro modo di vivere il pianeta.  

Non dobbiamo quindi considerare le varie forme di AI come unalternativa all'uomo, ma una nuova forma di cooperazione che porterà elevata capacità di calcolo e rigore matematico verso l'intuito e quella particolare genialità che ci rende unici come specie nel nostro universo. 

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