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C’era una volta l’Intelligenza artificiale: …e come prosegue la storia?

C’era una volta l’Intelligenza artificiale: …e come prosegue la storia?

Di acqua – anzi di tecnologia – sotto i ponti ne è passata parecchia da quando Alan Turing formulò, nel suo saggio 'Gioco dell'imitazione', una prima definizione di Intelligenza artificiale. Eppure, fino a oggi, il concetto è sostanzialmente rimasto lo stesso: la macchina che prova a imitare l'uomo, con l'obiettivo di riuscire a farsi passare per un altro essere umano all'interno di un'interazione con un individuo in carne e ossa. Per qualche tempo tutto ciò è stato appannaggio esclusivo delle opere di fantascienza: i primi tentativi erano più grotteschi che brillanti. Ma nel corso dei decenni programmatori, scienziati e psicologi, lavorando sodo per inseguire questo sogno – o questa ossessione – e disponendo di soluzioni digitali che si sono gradualmente affinate, sono stati in grado di creare una emulazione pressoché perfetta.

Ai giorni nostri le forme più avanzate di Intelligenza artificiale –che si esprimono in linguaggio naturale e che assumono la denominazione di chatbot– sono praticamente indistinguibili da una persona in carne e ossa. Non si limitano a comprendere il senso oltre che il significato delle parole dette dalla controparte umana, ma simulano con estrema abilità toni, inflessioni e pause nella risposta.

 

Dal sogno alla concretezza: il successo dell'AI nel mondo del business

Non si tratta più, come è successo negli anni passati, di esercizi di stile volti a dimostrare le potenzialità di circuiti e algoritmi, ma di applicazioni che trovano precise declinazioni, anche e soprattutto nel mondo del business, dove ciò che conta è la concretezza. I chatbot sono infatti sempre più utilizzati come assistenti virtuali per aiutare clienti e utenti nell'approvvigionamento di informazioni o nella risoluzione di problemi. In alcuni casi diventano vere e proprie guide che, potendo sfruttare la capacità di accedere rapidamente a dataset anche sconfinati, riescono a soddisfare le esigenze dei loro interlocutori molto più in fretta e con maggiore precisione di quanto potrebbe fare un operatore umano. Ecco perché i chatbot trovano moltissimo spazio anche all'interno delle organizzazioni, dove gli aspetti burocratici degli uffici HR e le mansioni più ripetitive del front-end possono tranquillamente essere gestiti dalle piattaforme di intelligenza artificiale. Si parla poi sempre più spesso di robo-advisor nel mondo finanziario, dove l'intelligenza artificiale si sta dimostrando abilissima nel suggerire dove allocare i capitali per massimizzare gli investimenti in funzione delle oscillazioni del mercato. Possiamo citare infine la Business Intelligence che, grazie agli analytics e al machine learning, sta progredendo in maniera stupefacente in tutti i principali verticali economici dove intercettare i trend prima ancora che si verifichino vuol dire battere la concorrenza.

Ed è in effetti la capacità predittiva quella che in tutti gli ambiti sopra citati fa la vera differenza quando parliamo di applicazioni davvero efficaci. Che si tratti di comprendere dove sta andando a parare una conversazione, anticipando una probabile domanda, oppure di ipotizzare l'impatto di fenomeni macroeconomici sul valore di un titolo azionario o sulla trasformazione della domanda di un bene di consumo, un'Intelligenza artificiale è tanto più utile quanto meglio riesce a essere un passo avanti al proprio interlocutore.

 

L'AI sarà indispensabile per dare un tocco umano all'Internet of Things

Ma è tutto qui? L'AI è destinata a diventare una sfera di cristallo con cui tenteremo di conoscere il futuro e proveremo a indirizzare le nostre scelte (personali e di business)? No, assolutamente. Il ruolo fondamentale dell'Intelligenza artificiale, in tutte le sue declinazioni, sarà molto più delicato. L'AI, a partire proprio dai chatbot, diverrà l'interfaccia privilegiata tra l'uomo e le cose. Esatto: gli oggetti nell'Internet of Things, prossimo a esplodere, non solo saranno tutti o quasi connessi, ma anche dotati di intelligenza propria. Basti pensare ai veicoli a guida autonoma che ci verranno a prendere per portarci al lavoro, o ai droni che ci consegneranno la spesa acquistata on line, o agli sportelli virtuali di banche e imprese che fungeranno da operatori e consulenti. Tutto tenderà a essere automatizzato e, per certi versi, più freddo. Riuscire a stabilire con le cose, con le macchine, un contatto abbastanza confidenziale da renderle effettivamente usabili al loro massimo potenziale – ovvero “fidandoci” completamente di loro– vuol dire maturare pian piano un rapporto, se non proprio umano, almeno dalla parvenza umana. Ed è esattamente ciò per cui l'Intelligenza artificiale è stata concepita e sviluppata.

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