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Così Blockchain e Realtà Aumentata possono aiutare la tutela della filiera produttiva del prosciutto San Daniele

Così Blockchain e Realtà Aumentata possono aiutare la tutela della filiera produttiva del prosciutto San Daniele

In un mercato sempre più globalizzato e competitivo, riuscire a differenziarsi trasmettendo i valori su cui poggia la propria offerta è diventato per ciascuna impresa un imperativo. Specialmente in settori come quelli dell'Agrifood e del Made in Italy, dove contraffazione e scarsa cultura rispetto all'origine delle materie prime e dei sistemi produttivi danneggiano chi punta tutto sulla qualità. Così il salumificio Principe, azienda friulana specializzata nella produzione di prosciutto San Daniele DOP, ha deciso di investire sulle nuove tecnologie per offrire a clienti, partner, rivenditori (ma anche investitori e creditori) una garanzia totale sulla trasparenza della propria filiera. Grazie alla Blockchain e alla Realtà Aumentata, Principe sta iniziando un percorso verso l’introduzione di soluzioni integrate che gradualmente permetteranno all'impresa e a tutti i soggetti coinvolti nei processi di produzione, distribuzione e acquisto di conoscere nel dettaglio la storia di ogni prosciutto DOP. Robert Vrcon, Direttore Generale di Teorema Engineering, che affianca l'azienda nello sviluppo del progetto, spiega le tappe di questa trasformazione.

Come è nata in Principe l'esigenza di rivoluzionare il sistema di tracciabilità della filiera? 

Robert Vrcon: Principe è sempre stata un'azienda lungimirante e visionaria. Riuscire a seguire nel dettaglio tutte le fasi che contraddistinguono la produzione del prosciutto di San Daniele DOP significa allocare meglio le risorse, indirizzando gli acquisti a monte fin dall'allevamento dei maialini e comprendendo quali fattori nello specifico – dall'alimentazione alla macellazione passando per la stagionatura – generano un risultato anziché un altro. Normalmente ottenere queste informazioni implica un processo manuale fatto di appunti presi su file Excel e inventari da compilare a partire dai tatuaggi sulle cotenne dei prosciutti, che vanno identificati uno per uno. Un lavoro immane. Ciò a cui abbiamo pensato per risolvere questa problematica, è l’utilizzo di sistemi di Internet of Things: applicando ai prosciutti e alle bilancelle tag elettronici, è possibile sapere in qualsiasi istante dov'è la coscia e qual è il suo stato. Questo ci permette di tracciare il prodotto dalla nascita del maialino alla preparazione della vaschetta e replicare il sistema su qualunque mercato.

Perché è stata scelta la Blockchain? 

Robert Vrcon: Abbiamo scelto la Blockchain perché è la migliore tecnologia per garantire trasparenza, visibilità totale sulla filiera e dati puntuali sulla produzione. Inoltre rappresentava una risposta efficace a un'esigenza di Principe: i prosciutti non sono solo l'output dell'azienda, costituiscono anche la primaria fonte di garanzia nei confronti degli investitori e delle banche. E gli istituti finanziari sono forse le organizzazioni più attente allo sviluppo delle soluzioni basate su Blockchain. Inizialmente infatti il progetto era partito con l'intenzione di orientarlo direttamente al mercato, poi ci siamo resi conto che è ancora troppo presto per far comprendere al consumatore finale il reale valore di quest'approccio. Che invece si rivela essenziale per comunicare ai mercati esteri l'attenzione dell'azienda nei confronti della propria filiera e quindi del prodotto. Abbiamo da poco realizzato negli Stati Uniti la prima demo implementando un'app di realtà aumentata che permette, inquadrando la vaschetta di affettato, di visualizzare tutte le informazioni riguardanti le fasi di produzione, la storia della famiglia Principe e le immagini relative ad altri prodotti. Crediamo sia uno strumento molto interessante per gli importatori e i distributori all'ingrosso. 

Quali altri interlocutori potrebbero essere interessati allo sviluppo di questa soluzione? 

Robert Vrcon: Toccando con mano l'esperienza della realtà aumentata alla proprietà è venuto in mente che la soluzione potrebbe essere declinata per formare gli affettatori nei negozi. Non si può immaginare quanto sia importante tagliare il prosciutto in maniera corretta: in alcuni casi bastano pochi istanti per rovinare un lavoro durato 15 mesi. E visto che, soprattutto nei supermercati, il turnover degli affettatori è molto elevato, i costi di formazione lievitano. Abbiamo quindi pensato a una soluzione basata su un'app che offre un'esperienza immersiva a 360 gradi attraverso il visore Samsung Gear: oltre a visualizzare contenuti sulle caratteristiche del prodotto e sulla storia dell'azienda, gli affettatori possono imparare a trattare correttamente il prosciutto. Ad oggi parliamo ancora di un progetto pilota che, se applicato in tutte le sue parti dall’IoT alla Realtà Aumenta, può essere una solida base per guidare l’azienda in un vero e proprio processo di trasformazione digitale. È un dato di fatto che queste tecnologie generino risparmi e maggiore efficienza, lo dimostrano gli studi di fattibilità che abbiamo condotto, ma occorrono investimenti per tradurre i Proof of Concept in realtà consolidate. Anche solo applicare i tag ai prosciutti per permetterne il tracking ha un costo non indifferente: occorre circa un euro a tag e l'azienda produce 300 mila prosciutti l'anno. 

Come si affronta questa sfida? 

Robert Vrcon: Attraverso l'Open Innovation. Bisogna creare una serie di framework condivisi, un vero ecosistema digitale che permetta a tutti gli attori – finanziatori inclusi – delle filiere e dei distretti produttivi di riconoscere e cogliere il valore generato da queste soluzioni. D'altra parte è inutile affrontare una trasformazione del genere in solitaria, specialmente se si tratta di tracciabilità. Occorre che anche partner e fornitori sostengano la cultura della trasparenza, da disseminare a tutti i livelli aziendali, e aderiscano alle sperimentazioni condotte sulle nuove tecnologie.

 

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