<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=150415092460129&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Visione

Offerta

Scenari

Tecnologie di Frontiera

Ruoli

Tilt

Dieci anni col BOT: come AI e Bot hanno cambiato la vita e il business

Dieci anni col BOT: come AI e Bot hanno cambiato la vita e il business

Nel 2009 i Bot c’erano già. Solo che, comunità scientifica a parte, era difficile rendersene conto. E pensare che all’epoca avevano già 40 anni e ce la mettevano tutta per uscire dalla ricerca accademica ed entrare nelle nostre vite. Buoni propositi a parte, nel 2009 non era possibile chiedere a Google di prenotare un tavolo al ristorante né chattare con un Bot per farsi rimborsare un acquisto non riuscito.

Poi è arrivata Siri e il mondo è cambiato. Non perché l’assistente virtuale di Apple permettesse di fare cose fantascientifiche o di intrattenere dialoghi di fisica quantistica con una macchina, ma perché ha esteso il binomio Bot + Intelligenza Artificiale a un mercato di milioni e milioni di consumatori permettendo loro di toccare con mano le infinite potenzialità dell’AI. In più, questo ha attirato le attenzioni degli altri top player del mondo tech, generato miliardi di investimenti in AI e causato la nascita dei vari Google Now (poi Assistant), Cortana, Alexa, Bixby e di un’infinità di chatbot, tra cui quelli di Facebook Messenger, di Telegram e ON-Bot.

La grossa differenza tra il 2009 e il 2019 è la pervasività dei Bot nella vita di tutti i giorni e nel business. Anche la fiducia che viene riposta in loro: oggi per un consumatore è del tutto normale chattare con un Bot per richieste di assistenza, mentre le aziende affidano con serenità i loro help desk interni ed esterni a software capaci non solo di rispondere 24/7 a domande di ogni genere, ma anche di automatizzare parte del processo di business; si pensi alla logistica, alla strategia di gestione della supply chain o a mille altri ambiti in cui l’AI – e la sua interfaccia, il Bot – possono rendere più efficiente sia la produttività che la gestione.

Nel 2019 è il mercato stesso a spingere le aziende verso soluzioni come il nostro ON-Bot, capaci di dare loro una marcia in più nei confronti dei loro stessi processi e, soprattutto, dei competitor. ON-Bot, per esempio, può essere completamente personalizzato dall’azienda e sostituisce le pagine di Q&A presenti nel suo sito web, fornendo al cliente/visitatore un servizio estremamente più rapido e personalizzato. In una parola, migliore. Anche qui, elementi cardine sono il motore di intelligenza artificiale (nella fattispecie, fornito da Microsoft Azure) e la modularità: ON-Bot può essere personalizzato con componenti aggiuntivi, come i moduli di Machine Learning, che lo rendono ogni giorno più efficiente, attivo e ‘smart’.

Nel 2009 tutto ciò non c’era o era in fase embrionale: per raggiungere l’help desk si telefonava o chattava con una persona in carne e ossa e l’automazione dei processi aziendali, peraltro già radicata, faceva comunque perno su regole ben definite, non sulla capacità di auto-apprendimento tipica del Machine Learning, cioè dell’Intelligenza Artificiale e del Bot, che alla fine è la sua interfaccia verso l’esterno.

La rivoluzione in casa: 10 anni fa c’era la sveglia, oggi c’è Alexa

Oggi, l’impatto dell’Intelligenza Artificiale e dei Bot nella vita di tutti i giorni è letteralmente incredibile. Date uno sguardo alle persone: quante chiedono informazioni al proprio smartphone? Quante per raggiungere una certa destinazione parlano con l’assistente di Google che – a sua volta – imposta Maps? Quante, infine, chattano con un Bot per ricevere informazioni su un prodotto, un servizio o per prendere un appuntamento? I più comuni sono quelli di Facebook Messenger che ci inviano notifiche per aggiornarci sullo stato di un volo, una spedizione, il reso di un prodotto, una prenotazione o anche solo per i prossimi concerti dell’artista preferito.

Quanto arriviamo a casa, poi, è una meraviglia: l’integrazione di assistenti virtuali come Alexa o Google Assistant all’interno di speaker compatti - rispettivamente, Echo e Google Home -, li rende centrali in ambito di smart home: possiamo chiedere loro le previsioni del tempo, impostare i nostri appuntamenti, ricevere notifiche, sveglie e aggiornamenti sulle ultime notizie. Ma soprattutto possiamo usarli come cuore pulsante di tutti gli altri apparecchi ‘connessi’ di cui disponiamo: Alexa non ci racconta solo le news ma può accendere e spegnere le luci, riprodurre il nostro brano preferito sull’impianto del salotto, regolare la temperatura degli ambienti, accendere le videocamere di sorveglianza e via dicendo.

Sotto questo profilo, 10 anni fa vivevamo una sorta di preistoria: Facebook c’era ma non ancora i suoi Bot, Telegram sarebbe arrivato solo nel 2013 e lo smartphone, pur già centrale nella vita di molte persone, non aveva ancora conosciuto la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale. Lo smartphone era, insomma, un insieme di app molto efficienti ma totalmente disgiunte: mancava qualcosa che le aggregasse e permettesse, in casa come in azienda, di ragionare in modo ‘olistico’, come unità che sovrasta e gestisce le singole parti (app). Poi è arrivata l’AI e il mondo è definitivamente cambiato. In meglio.

New Call-to-action