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Experience marketing: quali sono i trend da considerare nel 2018?

Experience marketing: quali sono i trend da considerare nel 2018?

Diventare memorabili, condividere un'esperienza, associare uno stimolo a un brand, ingaggiare i consumatori e, possibilmente, indurli a compiere un'azione specifica. Sono questi gli obiettivi di ogni strategia di marketing esperienziale (o experience marketing) degna di questo nome. Ma come farsi strada, come risultare efficaci in mezzo al nugolo di progetti, messaggi, iniziative che popolano il mondo fisico e – sempre più – quello digitale?


Fisico e digitale convergono

Il 2018 sarà un anno particolarmente importante sotto il profilo della convergenza tra dimensione fisica e digitale (phygital) del marketing. Le due dimensioni tenderanno sempre più a fondersi sotto la spinta e la diffusione degli oggetti connessi e della realtà virtuale (oltre che aumentata): l'Internet of Things (IoT) e le applicazioni in grado di amplificare i sensi degli utenti sono ormai in grado di abbattere le barriere e le distanze tra persone, brand e prodotti, e questo impone un modo nuovo di pensare agli specifici progetti.

Big Data e analytics per tracciare il “sentiment”

Un altro importante trend da considerare sul fronte tecnologico è quello di Big Data & Analytics. Oggi le interazioni possono essere tracciate e misurate. Quindi sia in vista della preparazione di un evento, sia durante il suo stesso svolgimento, conoscere il modo in cui i partecipanti hanno effettivamente a che fare con il brand – per esempio tramite i commenti sui social network, il cosiddetto “brand sentiment”, ma anche attraverso esperienze touch-and-feel, laddove location e oggetti siano innervati di sensori – vuol dire calibrare strategia ed esecuzione per massimizzare i risultati.

Migliorare l’engagement

Fatte queste premesse, si possono puntualizzare alcuni elementi di cui oggi è necessario tenere conto nel momento in cui si predispongono creatività e strumenti per ingaggiare il target. Il primo, e forse il più scontato, riguarda la consapevolezza che la strategia di experience marketing non deve per forza chiamare in causa il prodotto: dovendo innanzitutto promuovere una forte associazione tra brand e partecipanti, il focus va messo sull'esperienza, puntando a potenziarla con idee e strumenti digitali anziché cercare di comprimerla sulle specificità del prodotto, con un effetto il più delle volte controproducente. Sembra banale dirlo, ma – visto che si può fare – meglio concentrarsi sui clienti. Anzi, sulle persone. Alle quali va offerto, al di là dell'intrattenimento, qualcosa che abbia effettivamente valore. Proprio grazie alle tecnologie e ai servizi digitali, ciò è molto più semplice, soprattutto nell'ottica di distribuire gadget o applicazioni standard e a basso costo ma facilmente personalizzabili. 

Il valore delle partnership…

Per questo è fondamentale costruire partnership efficaci che aiutino non solo a ideare strategie e iniziative, ma anche a eseguirle, fondendo know how e apporto creativo nella loro gestione. Meglio ancora se i partner arrivano da industry e verticali differenti da quelli in cui si opera: non solo per una questione di ampliamento dello spettro progettuale, ma anche per dare vita nella mente dei consumatori a inedite associazioni di idee, che possono in seguito rappresentare dei leganti logici quando si tratta di confrontarsi con le iniziative di concorrenti provenienti da altri settori.

L'azione su più livelli, possibile facendo leva sulle tecnologie così come sulle diverse culture aziendali, può inoltre rivelarsi estremamente efficace nel momento in cui si ha l'ambizione di creare campagne con forme multiple di ingaggio, che coinvolgano cioè diversi canali in diverse fasi.

… E quello delle success story

Ultimo, ma non meno importante, consiglio: per riuscire a entrare in risonanza con la propria audience bisogna tenere a mente contemporaneamente tutti questi suggerimenti e non smettere mai di studiare case history di successo. A partire da quelle dei competitor.

 

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