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“Insurance of things” predire è meglio che curare. IoT e nuovi servizi assicurativi

“Insurance of things” predire è meglio che curare. IoT e nuovi servizi assicurativi

Si scrive IoT, si legge Internet of Things e oggi anche … Insurance of Things.

Prevenire un danno non sarebbe molto meglio che porvi rimedio? Una domanda retorica, la cui risposta, almeno per quanto riguarda il settore assicurativo, non può che essere affermativa. Meglio per le compagnie assicurative, meglio per i clienti.

Un obiettivo del genere era quasi inimmaginabile fino a qualche anno fa. Ma grazie ai progressi della tecnologia, del web e delle reti, oggi è possibile predire il verificarsi di danni o situazioni di pericolo grazie all’analisi predittiva.

Niente sfere magiche, ovviamente, ma dati. Montagne di dati che se raccolti e interpretati correttamente possono realmente portare la prevenzione a un livello superiore, con benefici evidenti sia per i clienti che per le aziende del settore assicurazioni.

Il tradizionale modello di business del settore assicurativo sta vivendo un’autentica rivoluzione grazie all’IoT. Le nuove tecnologie digitali stanno guidando lo sviluppo di innovativi prodotti assicurativi. Ma in che modo l’Internet delle cose contribuisce allo sviluppo di nuove polizze e servizi assicurativi? Quali sono, in definitiva, i fattori che rendono l’insurance of things davvero straordinaria per qualsiasi azienda assicurativa? 

  • Prevenzione e riduzione dei rischi
  • Migliore conoscenza dei propri clienti
  • Possibilità di applicare prezzi dinamici (aggiornati costantemente in base all’evoluzione del profilo di rischio).
  • Nuovo modello distributivo e liquidativo in termini di possibilità di personalizzazione dell’erogazione di servizio
  • Miglioramento della gestione dei sinistri
  • Riduzione delle frodi e dei contenziosi

 

Dall’auto alla casa: connected cars e smart home

L'industria automobilistica, come è noto, sta facendo passi da gigante attraverso i sensori posti all’interno dei veicoli (connected cars). Non solo le auto sono in grado di frenare senza l’intervento umano prima che un'automobile colpisca un oggetto fermo come un muro o un lampione grazie ai sistemi di frenata assistita, ma oggigiorno le vetture sono sempre più in grado di “leggere” e predire il comportamento di oggetti in movimento come altri veicoli, ciclisti o pedoni.

Senza contare che questi stessi sensori ci permettono di acquisire informazioni importanti sullo stile di guida del cliente e possono perfino rilevare il suo grado di stanchezza. E, allo stesso tempo, offrono al conducente stesso informazioni in tempo reale su condizioni atmosferiche, intensità di traffico, lavori in corso e altre situazioni potenzialmente pericolose.

Va da sé che queste tecnologie stanno riducendo in modo significativo il rischio di errori umani, prevenendo danni ed incidenti. Meno incidenti significa, evidentemente, meno pratiche, meno richieste di rimborso. Più efficienza e meno costi per le compagnie assicurative e clienti più soddisfatti.

Non solo connected cars, ma anche smart home. L’insurance of things riguarda anche sistemi di automazione domestica che possono prevenire incendi, furti… ecc. Una volta connessi, questi sistemi possono formare una rete straordinariamente efficace di dispositivi di sorveglianza e di sicurezza sempre attivi, che prevengono i rischi e ti avvisano in tempo reale in caso di situazioni di potenziale pericolo.

Ma il settore automobilistico e quello della domotica non sono gli unici ad avvalersi di sistemi di IoT. Anche quello medico sta puntando molto sull’internet delle cose con dispositivi sempre connessi in grado di monitorare costantemente le condizioni di salute e lo stato di forma delle persone.

I sensori possono generare informazioni di grande valore per le compagnie assicurative, attraverso dati e approfondimenti che consentono una migliore conoscenza del cliente e quindi sviluppare nuove opportunità di business e offerte di vincenti.

Insurance of things: il futuro è già qui

La ricerca Opting in: Using IoT connectivity to drive differentiation. The Internet of Things in insurance” condotta da Deloitte ha evidenziato nettamente la tendenza verso modelli di assicurazioni usage-based che, da un lato riducono il livello di rischio per le aziende e, dall’altro, diminuiscono anche il volume delle richieste di rimborso e dei reclami.

Questo significa che reti, sensori e tutti i dispositivi che sfruttano l'IoT continueranno a svilupparsi e a rappresentare il driver per l'offerta di nuove tipologie di polizze e servizi assicurativi sempre più precisi, puntuali e personalizzati.

Secondo alcune stime, nel 2020 ci saranno ben 50 miliardi di dispositivi connessi in tutto il mondo (nel 2010 erano circa 10 miliardi, comunque più di un dispositivo a persona). E non stiamo parlando più solo di smartphone e tablet, ma anche dispositivi “apparentemente” analogici che però una volta in rete sono in grado di fornire moltissime informazione.

Lo scenario è chiaro: l’Internet of Things è solo il “motore” di un processo che porterà molto presto verso il cosiddetto “Internet of Everything” dove non solo ci saranno degli oggetti connessi a Internet, ma questi saranno talmente tanti e di uso quotidiano da portare alla creazione di una rete tra persone, oggetti, processi e dati.

Il mondo dell’insurance ha compreso, prima di altri, il potenziale di questo scenario che non è futuribile ma sicuro e, almeno in parte, già attuale.

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Topics: IOT

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