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Intelligenza artificiale per i Marketer: un’offerta sempre più personalizzata

Intelligenza artificiale per i Marketer: un’offerta sempre più personalizzata

Che l’Intelligenza Artificiale rappresenti una vera svolta per le attività di marketing non lo scopriamo oggi. Anzi, è difficile pensare a un ambito nel quale l’AI sia più rilevante: qui non parliamo di un più o meno misurabile incremento di efficienza ma di un fattore determinante per il successo aziendale, anche in relazione ai propri competitor. Un esempio? Un paio di anni fa, Netflix quantificò in 1 miliardo di dollari il valore del proprio algoritmo – intriso di AI - che consiglia agli utenti quali contenuti vedere. La conclusione cui giunse il colosso dello streaming fu semplice: senza un abile motore di suggerimenti, la percentuale di annullamento degli abbonamenti sarebbe schizzata alle stelle abbassando il fatturato di addirittura di 1 miliardo all’anno. 

Però la materia è veramente vasta. Non esiste, a ben vedere, un solo “AI per i Marketer”, poiché gli algoritmi di Intelligenza Artificiale possono essere integrati in tutte le attività e le fasi del Customer Journey. Ciò che va evidenziato, al di là di case history eloquenti ed esempi pratici, è che l’AI non è solo integrabile in qualsiasi fase del funnel, ma non è neppure un’esclusiva delle grandi corporation o dei big del mondo della tecnologia. Qualsiasi impresa può decidere di migliorare i risultati delle proprie attività grazie ad algoritmi ad hoc, che in molte circostanze si rivelano essenziali.  

 

Accompagnare un potenziale cliente verso l’acquisto 

Tra le infinite attività che possono ottenere beneficio dall’AI vi è quella che prende il nome di Analisi Predittiva: si tratta – in estrema sintesi – di ipotizzare le mosse di un potenziale cliente (lead) all’interno del funnel a seconda del comportamento che ha tenuto finora. L’azienda osserva attentamente le mosse del soggetto - attività che, ovviamente, dà i migliori frutti online –, e gli assegna una valutazione (lead scoring) che dipende dalla maggiore o minore probabilità di andare avanti nel Customer Journey. Se la probabilità è alta, l’AI interviene con altre attività per rafforzare la propensione all’acquisto, come la visualizzazione di certi tipi di annunci, la loro intensità e via dicendo. 

Alla fine del processo, l’azienda potrebbe attivare un’altra tecnica basata sull’AI che prende il nome di Dynamic Pricing e che, ovviamente, vale solo sul web: questa cerca di portare alla conversione/vendita modulando il prezzo del bene in funzione del comportamento del potenziale cliente. Mai visto prezzi diversi dello stesso prodotto a seconda di chi sta navigando sul sito? Ecco, quello potrebbe essere Dynamic Pricing. Ed è molto ingegnoso: il sistema potrebbe infatti decidere di ridurre autonomamente il prezzo solo a quei visitatori che, in funzione del comportamento tenuto finora (prodotti inseriti e poi tolti dal carrello, ordini mai completati…), si suppone acquistino solo quando fiutano l’affare. 

 

Bot, automazione e contenuti, rigorosamente ‘smart’ 

Tutto ciò che è automazione è migliorabile con l’AI. Vale per le operazioni ripetitive in ogni contesto aziendale, vale a maggior ragione dove la Marketing Automation assume ogni giorno sempre più rilevanza: qui il passaggio all’AI non consiste nell’introdurre nuove attività o regole, ma permettere agli algoritmi di Machine Learning di modificare le strategie a seconda dei risultati ottenuti.  

Poi, tra le mille altre attività di marketing, i cui risultati possono essere migliorati con l’AI, c’è l’assistenza con i bot. Forse siamo condizionati da una visione riduttiva che li considera semplici esecutori ma, in realtà, i bot possono assumere un ruolo centrale nel Customer Journey: pensiamo solo a quelli che, in funzione dei propri gusti, sono in grado di consigliare un prodotto su misura, magari a chi è già stato cliente. Il tasso di conversione va alle stelle.  

Che dire, infine, dei contenuti auto-generati tramite l’AI? Qui si apre un capitolo un po’ particolare, nel senso che se i contenuti sono fondamentali per il cosiddetto Inbound Marketing, attualmente neppure l’algoritmo più evoluto è in grado di sostituire la penna umana. A meno che non si tratti di contenuti data driven, ovvero basati su numeri e dati: bilanci, prospetti, previsioni e notizie potrebbero essere automatizzate, fornendo informazione dettagliata a un certo tipo di pubblico ben profilato. Che poi, se ben gestito e accompagnato, potrebbe diventare un cliente. 

 

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