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Interventi in zone a rischio e raggiungibilità di zone remote: con AI è possibile

Interventi in zone a rischio e raggiungibilità di zone remote: con AI è possibile

Quando pensi all’intelligenza artificiale la associ ad Alexa o alle auto a guida autonoma. Ma se il mercato della tecnologia ha deciso di investirci così tanto, significa che le sue applicazioni sono molto più vaste e coprono attività magari meno apparenti ma di massima rilevanza per la collettività. Tra queste, l’intervento nelle cosiddette ‘zone a rischio’ e la raggiungibilità di quelle remote, fattori determinanti per garantire l’esistenza di servizi in località identificate come disagiate, difficili o molto onerose da raggiungere.  

Se è vero che il tema è sentito soprattutto all’estero e nei Paesi in via di sviluppo, qui in Italia non scherziamo: tra impervie aree montuose e piccole isolette, non sono soltanto i corrieri ad avere a che fare con il problema della raggiungibilità di zone remote. Pensiamo a tutti gli interventi di emergenza in montagna che riguardano gli scalatori e chi pratica lo sci-alpinismo, oppure - più in generale - chi deve essere soccorso e si trova in aree difficilmente accessibili ai comuni mezzi di soccorso. Che dire, poi, degli interventi in zone a rischio? Secondo dati recenti, in Italia 3 milioni di nuclei familiari vivono in aree ad alta vulnerabilità idrogeologica: aumenta costantemente la superficie soggetta a frane e quella allagabile, quasi il 4% degli edifici si trova in aree ad elevata pericolosità da frana, mentre il 16,6% del territorio nazionale rientra nella classe di elevata pericolosità per frane e alluvioni. Tutto questo non per generare allarmismo ma per far capire che un adeguato piano d’interventi in zone a rischio non è un’attività accessoria ma un’esigenza di primaria importanza 

 

Interventi in zone a rischio: AI protagonista assoluta 

La soluzione consiste anche qui in un massiccio dispiegamento tecnologico. Per gli interventi d’emergenza in aree remote, i mezzi d’elezione restano l’elicottero e i droni: per sua stessa natura, il drone è uno strumento estremamente versatile nel raggiungere qualsiasi zona, anche le più impervie e tecnicamente inaccessibili.  

Fin qui niente di nuovo, ma come si colloca l’AI in questo scenario? Due sono gli aspetti che la vedono protagonista: quello preventivo e l’intervento vero e proprio. Nel primo caso, l’AI sarà sempre più centrale nella previsione di fenomeni come i sisma, le alluvioni e gli incendi: l’analisi dei dati storici, il costante confronto con quelli ricavati in tempo reale e l’interpretazione delle immagini aeree permettono agli operatori di avere una visione “olistica” del fenomeno e saranno in grado di fornire previsioni sempre più attendibili.  

Per quanto concerne, invece, gli interventi d’emergenza, il Machine Learning viene impiegato in diverse parti del mondo per l’elaborazione di modelli predittivi che massimizzino l’efficacia delle operazioni di soccorso: qui l’AI deve mettere in relazione dati provenienti da tutte le fonti disponibili, che vanno dalle immagini aeree dei droni ai social media, dalle news in tempo reale ai dati sul movimento e sulle infrastrutture di zona, per identificare un piano di interventi efficace e di rapida esecuzione.  

Se la gestione delle emergenze resta la priorità assoluta per gli enti preposti, il raggiungimento di zone a rischio e/o remote è un’esigenza anche al di fuori della gestione delle crisi. Qui i droni sono uno strumento eccezionale e non è un caso che l’AI li abbia letteralmente conquistati. I tempi in cui i droni erano semplici “videocamere volanti” sono passati da un pezzo: grazie alla capacità di analisi delle immagini aeree, l’AI riconosce persone, animali, oggetti, elementi strategici con precisione eccezionale e può intervenire in modo efficace, senza il controllo diretto da parte di piloti in carne ed ossa. Non è un caso che i droni siano usati un po’ ovunque sia per la consegna di aiuti umanitari che per finalità diverse come la mappatura dei terreni di difficile accesso o per la conservazione della fauna marina.  

In tutti questi casi, l’AI è protagonista non solo ai fini dell’efficacia dell’intervento in sé, ma anche per raggiungere l’area operativa: per i mezzi di terra la guida autonoma è una speranza che si concretizzerà nei prossimi anni, ma il volo autonomo dei droni è realtà da tempo, persino in ambito consumer. Se è vero che i droni concepiti per attività ricreativa possono volare da sé, seguire l’operatore nei suoi spostamenti e raggiungere luoghi lontani grazie al GPS, quelli dedicati ad attività professionale vi uniscono un’autonomia di molto superiore, precisione millimetrica e svariate funzionalità specifiche, che dipendono da caso a caso. Ma il concetto resta uno: che sia la mappatura di un terreno o la consegna di aiuti umanitari, l’Intelligenza Artificiale è ciò che permette al drone di fare la differenza 

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