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Le 3 cose da sapere sui Big Data

Le 3 cose da sapere sui Big Data

Se Internet ha posto un prima e un dopo, lo ha fatto soprattutto in ambito economico. La produttività di ieri si basava prettamente sugli atomi, le persone; quella degli ultimi anni fonda le proprie radici sui bit e il digitale. Incentrare la strategia di business su un concetto del genere vuol dire farsi guidare in maniera definitiva dai Big DataQuello che molti pensano è che questi prescindano dagli individui e prendano in considerazione solo grandi numeri, statistiche, metriche globali. La verità sta esattamente all’opposto: più la tecnologia evolve, più gli strumenti di rilevazione e di analisi riescono a costruire pattern contestuali che derivano dal modo di comportarsi di ognuno di noi nella sua quotidianità di impiegato, cittadino, marito, moglie, consumatore, utente, membro di un gruppo o di un'associazione. 

Da quando è entrato nel gergo comune, il termine Big Data è stato usato e abusato, tanto che oggi è difficile spiegare davvero cosa significhi. Nella sua forma più semplice, intendiamo tool che analizzano una vasta mole di informazioni, sia strutturate che non, difficilmente interpretabili con tecniche tradizionali.  

Database di informazioni differenti 

È importante considerare i Big Data non solo a livello quantitativo ma anche qualitativo. Ciò che entra in gioco non è esclusivamente un fatto numerico (l’ammontare delle informazioni) ma la diversità degli elementi considerati (testi, foto, video, archivi, transazioni, procedure e così via). I punti in comune di una simile differenziazione sono le quattro “V”: Volume, Velocità, Varietà, Veracità. Il Volume indica la quantità crescente di dati che viene generata ogni secondo; la Velocità è il tasso con cui i dati vengono creati, la Varietà riguarda i diversi tipi di informazioni e la Veracità la natura non strutturata dei risultati (più si mantiene bassa, meno confusione si riscontra). 

Big Data: perché sono così popolari 

L’innovazione tecnologica ha permesso lo sviluppo di sistemi e software capaci di gestire database complessi ed eterogenei. Ciò ha portato a studiare l’opportunità di dare in pasto alle macchine una quantità maggiore di dati, record grezzi e appartenenti a cluster differenti. In termini di TCO (Total Cost of Ownership), il vantaggio è assoluto, grazie all’affermazione del cloud e dell’hosting su piattaforme esterne, sempre disponibili e interoperabili 

Le 3 regole d’oro  

Manipolare i Big Data non è di certo semplice ed è per questo che in azienda cresce il ricorso alla figura dei Data Scientist. Da questo presupposto deriva la prima regola per un corretto utilizzo delle analitiche di business: affidare gli strumenti di rilevazione a chi può creare valore per l’azienda, senza convertire professionisti interni formati per fare altro. Solo in questo modo, e siamo alla seconda regola, l'organizzazione può conoscere davvero i propri clienti, costruendo sulle loro esigenze le strategie future. Infine non va dimenticato che i Big Data non contengono l’unica verità sul Customer Journey, ma ci vanno molto vicino. Sapere come implementarli e usarli non è prerogativa di pochi imprenditori ma una necessità reale per chi ha intenzione di migliorare la propria impresa.

 

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