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Migliorare la sicurezza con i cognitive services

Migliorare la sicurezza con i cognitive services

Se la maggior parte delle tecnologie applicate, sinora, all’ambito dell’information technology hanno beneficiato del termine disruptive, allora non sapremmo davvero quale affibbiare ai servizi cognitivi. Definiamo cognitive services quella gamma di soluzioni che estraggono, automaticamente, concetti e relazioni dai dati, per contestualizzarne il significato a seconda del fine e fornire modelli concreti all’ambiente esterno. Se il tema è stato già trattato in merito ai segmenti retail e smart city, c’è un settore che forse più di questi può giovare del paradigma cognitivo: la security.

Con l'aumento della produzione e fruizione di contenuti digitali, la sicurezza informatica deve superare delle sfide davvero complesse, che non permettono più di attuare un atteggiamento solo di risposta ma proattivo, nei confronti dei tentativi di attacco che arrivano oramai da qualunque fonte connessa alla rete. Sono dunque necessari nuovi approcci per tenere il passo con le minacce e il computing cognitivo promette di far compiere un balzo in avanti ai metodi di protezione.

Insegnare alle macchine a difendersi con i cognitive services

Secondo uno studio del Ponemon Institute, il tempo necessario per identificare una violazione a un network è in media di 201 giorni, quello per risolvere il problema di 70 giorni. Troppo per consentire alle aziende di contenere le perdite, non bloccare la produttività e, intanto, migliorare le difese. Come ridurre questo gap? Nell’ottica dei cognitive services con il machine learning, l’intelligenza artificiale, le reti neurali, il linguaggio naturale, il data mining, cioè con l’insegnare alla macchine ad agire seguendo schemi di riferimento più ampi, come farebbe un essere umano, ma con tempistiche differenti. L’obiettivo è dare agli utenti un discreto lasso di tempo per rispondere agli attacchi, grazie all’occhio lungo delle tecnologie cognitive.

Queste, possono importare dati da milioni di fonti e sorgenti, per identificare i trend di attacco, i rischi e le vulnerabilità sfruttabili dall’esterno e dare un vantaggio assoluto in termini di orientamento preventivo. Al di là delle interfacce, l’ambiente cognitive si traduce comunemente in suggerimenti e primi indicatori, obiettivi dei cyber criminali e tecniche usate di frequente per similitudine di organizzazione, settore, localizzazione e sistemi di difesa. Anche se non possiamo considerare tale tecnologia una risposta universale ai singoli tentativi di intrusione, la scienza cognitiva rappresenta sicuramente una scelta prioritaria per innalzare il proprio livello di sicurezza.

La sicurezza cognitiva è già realtà

Sebbene si tratti di un campo ancora relativamente poco esplorato, la sicurezza cognitiva è già una realtà presso molte aziende. SIX, operatore che gestisce l'infrastruttura del mercato finanziario svizzero, ha implementato la tecnologia Watson di IBM per proteggere a dovere il suo nuovo SOC (Security Operation Center), mentre la texana Spark Cognition ha sviluppato una piattaforma che permette alle società del settore energetico di mettere al sicuro le proprie reti elettriche da attacchi fisici e digitali. In Sri Lanka, Cargills Bank ha seguito un percorso di adattamento cognitivo per prevenire il furto di informazioni sensibili a danni di clienti e impiegati; Sogeti Luxembourg in maniera simile, beneficia dei cognitive services per ottenere un’analisi delle minacce del 50% più veloce, così da avere risposte nel giro di minuti, non ore, come in precedenza.

Siamo nel pieno di una nuova era. La complessità dei cyber threat è in divenire ed è per questo che gli approcci statici, tradizionali, non bastano. Poiché la proliferazione di dati e dispositivi continua ad accelerare, le attuali tecniche di sicurezza non manterranno il passo con la velocità e la varietà delle minacce future. Saranno necessarie capacità e metodi più avanzati per difendersi dalle aggressioni più sofisticate e i servizi cognitivi si imporranno come soluzione determinante, se non essenziale, in tale ambito. Il mix di risorse umane e informatiche ha il potenziale per assicurare meglio reti e sistemi, in un mondo che può trasformare il pericolo hacking in una grossa opportunità di rinnovamento.New Call-to-action

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