<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=150415092460129&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Visione

Offerta

Scenari

Tecnologie di Frontiera

Ruoli

Tilt

Parlare con un robot aiuta l'employee engagement

Parlare con un robot aiuta l'employee engagement

Secondo le previsioni di Gartner, entro il 2021 il 25% dei digital worker userà un Virtual Employee Assistant (VEA) su base quotidiana, una vera e propria impennata rispetto al 2% del 2019. Che le aziende possano coinvolgere i dipendenti con i chatbot non è di sicuro una novità: oltre ai bot per le attività di marketing e quelli dedicati al customer care, il legame tra il chatbot e l’employee engagement è sempre stato molto forte. I motivi sono diversi, ma basta un numero per comprendere perfettamente il fenomeno: secondo The Financial Times, entro il 2020 il 35% della forza lavoro mondiale sarà composta da millennial, cioè da coloro che – indicativamente – sono nati tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso. La differenza con le generazioni precedenti sta principalmente nelle modalità di comunicazione, che da sempre fanno perno sul digitale: le generazioni più giovani sono infatti abituate a una comunicazione bidirezionale, veloce, immediata, diretta e a servizi disponibili 24 ore al giorno. L’ipotesi che il dipendente del prossimo futuro trovi nel chatbot un ‘rilevante’ compagno d’avventura lavorativa è fondata: il chatbot è sempre disponibile a risolvere un problema, ha tutte le informazioni a propria disposizione e, soprattutto, evita la perdita di tempo di dover sfogliare documenti e contenuti dalla Intranet per capire come chiedere un permesso o un rimborso spese.

Coinvolgere i dipendenti con i chatbot è il punto di contatto tra due funzioni aziendali: le risorse umane e la comunicazione, in particolare la comunicazione interna. Alla fine, è più un discorso d’interpretazione: a livello di rapporti con i dipendenti, il bot può, infatti, essere impiegato per l’onboarding, per l’organizzazione delle risorse umane, per la formazione e può essere al servizio del personale per ogni sua necessità, da un PC che non si accende alla richiesta delle ferie ma, se con employee engagement intendiamo proprio la motivazione dei dipendenti e il contatto proattivo finalizzato a renderli più motivati e produttivi, gli strumenti – sempre applicabili tramite chatbot – vanno usati in maniera un po’ diversa.

 

Un chatbot proattivo per l’employee engagement

Coinvolgere i dipendenti con un chatbot è diventata un’attività importante non solo perché il mondo del lavoro sarà sempre più dominato dai nativi digitali, ma perché sono proprio cambiate le modalità con cui esso viene svolto. Lo smart working si sta finalmente diffondendo e questo, dal punto di vista della comunicazione interna e delle HR, crea qualche grattacapo in più, proprio perché non è semplice – soprattutto in aziende di grandi dimensioni – raggiungere con i propri messaggi tutta la workforce. Il bot è una delle soluzioni più efficienti e indicate per questo problema: grazie alle notifiche, al fatto di essere uno strumento mobile per eccellenza, alla sua disponibilità 24/7, può essere facilmente impiegato per trasmettere un messaggio in modo rapido ed efficace.

Detto questo, in che modo l’azienda può creare coinvolgimento con un chatbot? Intanto rendendolo più completo possibile: il concetto stesso di Virtual Employee Assistant è quello dell’unico bot per tutte le funzioni aziendali, ovvero un solo chatbot cui chiedere lumi su una password persa, un permesso di qualche ora, un rimborso o le informazioni su certi lead o clienti. Ma per il vero coinvolgimento ci vuole proattività, una caratteristica che – come si diceva – tra notifiche, note e promemoria, non gli manca di sicuro. Può essere il bot a chiedere al dipendente neoassunto se qualcosa non gli torna di certe procedure, a segnalargli la necessità di prendere qualche giorno di ferie (magari ipotizzando le destinazioni?), a dirgli di intervenire sui canali di comunicazione interni poiché chiamato in causa da un altro collega, oppure ancora a proporgli un piccolo sondaggio per misurare il suo grado di soddisfazione che, se troppo basso, può sfociare in un problema di produttività e va gestito da chi di dovere. Le strategie di comunicazione interna volte a creare engagement tramite un assistente virtuale sono pressoché infinite proprio perché il chatbot ha una caratteristica fondamentale che lo distingue dagli altri: si fa notare, cattura l’attenzione e permette alla comunicazione di trasmettere il messaggio. Che sia l’invito a un evento aziendale, un piccolo premio, l’iscrizione a un corso di formazione o semplicemente un nuovo messaggio del CEO, il chatbot è lo strumento migliore per diffonderlo, fare in modo che sia percepito e, sulla base di esso, si instauri una conversazione.

New call-to-action

Iscriviti al Blog