<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=150415092460129&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Visione

Offerta

Scenari

Tecnologie di Frontiera

Ruoli

Tilt

Riforma del Copyright, le implicazioni ‘tech’: largo a Cognitive Services e AI

Riforma del Copyright, le implicazioni ‘tech’: largo a Cognitive Services e AI

La tanto discussa riforma del copyright è stata approvata dal Parlamento Europeo. Nonostante manchi ancora il passaggio al Consiglio UE, cui seguiranno i tempi tecnici per l’applicazione nelle singole realtà nazionali, il voto del 26 marzo ha messo la parola fine a due anni di accesi dibattiti sulla riforma del diritto d’autore nell’era delle piattaforme online e dei social network.

I fatti sono noti: in un periodo in cui la diffusione dei contenuti è rapidissima e multicanale per definizione, gli editori hanno sempre sostenuto il diritto a ricevere un compenso economico quando un contenuto di cui detengono i diritti viene pubblicato su una piattaforma online o semplicemente “usato” da quest’ultima per svolgere il proprio servizio: pensiamo, a tal fine, all’indicizzazione di brevi estratti (snippet) degli articoli dei quotidiani in Google o nel suo servizio Google News. Poco per volta, il dibattito ha assunto toni accesi e posto di fronte due interessi contrapposti: quelli di chi crea i contenuti (o ne detiene i diritti) e, dall’altra parte, le grandi piattaforme online e i fieri sostenitori della libertà di espressione su web. La ‘chiusura’ di Wikipedia per un intero giorno, lunedì 25 marzo, è stata indicativa delle proporzioni del fenomeno.

Alla fine, pur con una progressiva revisione delle formule originarie e diverse ‘aree grigie’ ancora da interpretare, la riforma del copyright è stata approvata. Un aspetto meritevole di approfondimento riguarda i contenuti condivisi o generati dagli utenti nelle piattaforme online: ormai qualsiasi sito web, anche di dimensioni medie, fa affidamento sui propri utenti per la generazione di contenuto, che va da un commento su un forum alla condivisione di un video pubblicato in origine su un altro sito web. Fatte salve alcune esclusioni (Wikipedia, per esempio), il principio generale della direttiva è semplice: il sito web è responsabile di ciò che viene pubblicato all’interno dei suoi confini, per cui deve esercitare un’attività di controllo. Dovranno accordarsi con i titolari dei diritti, ma se non dovessero riuscirci nonostante il “massimo impegno”, dovranno rimuovere tempestivamente i contenuti che violino il diritto d’autore.

 

Largo ad AI e Cognitive Services

Posto che la strada maestra resta l’accordo con i titolari dei diritti, qui ci concentriamo sull’ipotesi alternativa: la rimozione tempestività dei contenuti dalle piattaforme, ovvero un caso da manuale in cui si richiede l’intervento dell’Intelligenza Artificiale. Anche perché, se rimuovere un contenuto potrebbe non essere un problema, riconoscere la sua ‘illiceità’ in funzione del diritto d’autore altrui non è di sicuro una passeggiata. Qui l’esempio d’elezione è YouTube: nonostante Google impieghi uno staff notevole sia come dimensioni che per preparazione, valutare l’originalità di milioni e milioni di video caricati ogni giorno richiede un forte livello di automazione, che nella fattispecie Google ha chiamato ContentID e che entra in azione tutte le volte che un utente cerca di caricare contenuti illeciti. Pensiamo ai video pornografici, per esempio, o ancor più comunemente agli eventi sportivi: qui è in atto da anni una lotta tra gli algoritmi di Google, che ogni giorno diventano più sofisticati nel riconoscere contenuti vietati, e utenti che studiano le sue debolezze e cercano di sfruttarle a proprio vantaggio.

Quando la riforma del copyright verrà applicata, penderà su tutte le piattaforme web (con esclusioni) l’onere di controllare e intervenire sui contenuti presenti al loro interno. Quindi che fare? Bloccare senza appello la possibilità di espressione dei propri utenti? Sarebbe un boomerang: da quando si parla di web 2.0, quindi da circa 10 anni, l’interattività è diventata parte integrante dell’intero sistema e non può essere cancellata con un intervento normativo. Piuttosto, sarà sempre più urgente – potremmo dire ‘imperativo’ – l’accesso a tecnologie di monitoraggio dei contenuti basati sui cosiddetti cognitive services, una branca dell’AI che si occupa proprio del riconoscimento delle informazioni provenienti da svariate sorgenti esterne.

Cognitive Services, così come cognitive computing, è in realtà una macrocategoria che racchiude svariate tecnologie che permettono alle macchine di ‘riconoscere’ gli input loro forniti: per esempio, il natural language processing permette agli assistenti virtuali (Bot, Alexa, Google Home…) di comprendere il significato di una richiesta vocale anche senza l’uso di formule predefinite, mentre computer vision riconosce gli oggetti all’interno di immagini e video e via dicendo. Usando i cognitive services, che tra l’altro sono facilmente accessibili tramite piattaforme cloud, un sito web di una certa dimensione, un portale e-commerce, un social network verticale potranno intervenire in modo rapido e preciso su contenuti sospetti, che si tratti di un testo ‘copiato e incollato’ da un articolo di giornale, un videoclip musicale scaricato dal sito ufficiale e ripubblicato senza autorizzazione o anche una trasmissione in diretta (grande classico di questi ultimi anni) dove non si ha alcun diritto di farla.

I cognitive services, che ripetiamo non sono accessibili unicamente alle grandi aziende tech, se correttamente implementati permettono a chiunque di essere in regola con le direttive europee senza bloccare la libertà d’espressione dei propri utenti o ipotizzare assunzioni di massa solo per gestire il fenomeno. In più, trattandosi di una branca dell’AI, i cognitive services migliorano la propria efficacia col tempo: il machine learning e la capacità di auto-apprendimento fanno sì che il sistema ‘impari’ dai propri successi e anche dagli errori, richiedendo nel tempo sempre meno intervento umano. Magari oggi vanno seguiti, domani faranno tutto da sé. Per la serenità di chi li gestisce, che potrà continuare a dormire sonni tranquilli.  

New Call-to-action

Iscriviti al Blog