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Tra robot e Intelligenza Artificiale: come cambia il lavoro?

Tra robot e Intelligenza Artificiale: come cambia il lavoro?

Robot e Intelligenza Artificiale cambieranno il mondo del lavoro? Secondo la ricerca The Future of Jobs del World Economic Forum, entro il 2022 macchine e algoritmi creeranno circa 133 milioni di nuovi posti di lavoro, a fronte dell’eliminazione di 75 milioni. La sottrazione è immediata: Intelligenza Artificiale, robot e le altre tecnologie dell’era 4.0 creeranno 58 milioni di posti in più rispetto a quelli attualmente disponibili. Eppure, il dibattito su AI come nuova forza lavoro va avanti.

Il fatto che gli algoritmi di Intelligenza Artificiale abbiano un forte impatto sulla forza lavoro è una certezza: lo è già oggi e lo sarà ancor di più nei prossimi anni. Lo stesso studio sostiene infatti che l’integrazione delle “macchine” nei processi lavorativi raggiungerà (nel 2025) un livello tale per cui gli algoritmi gestiranno il 52% dei task contro il 48% degli umani; se si considera che attualmente il 71% è affidato a persone e il 29% ad algoritmi, si capisce immediatamente l’impatto che la tecnologia – e in particolare l’Intelligenza Artificiale – avrà sul tessuto economico.

 

Che lavori può fare l’Intelligenza Artificiale?

Nell’ambito del manufacturing, gli scopi per cui l’Intelligenza Artificiale viene impiegata sono sostanzialmente due: ridurre i costi del lavoro e massimizzare l’efficienza. A livello pratico, poi questo si sostanzia nell’automazione (e perfezionamento) del controllo qualità e di molti altri processi, nell’approccio proattivo nei confronti della supply chain, nella manutenzione dei macchinari e in mille altri modi.

Nel contesto produttivo, qualsiasi processo possa essere automatizzato è un terreno fertile per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale o comunque può essere migliorato con le tecnologie più avanzate. Com’è facile intuire, questo non solo giustifica la ricerca e gli investimenti delle aziende, ma anche il fatto che ci saranno in futuro mille applicazioni di AI che ancora non si conoscono: se anche di Intelligenza Artificiale si parla da decenni, è giusto considerarsi ancora agli albori.

Tutto ciò vale nell’industria ma anche in molti altri settori: dall’healthcare, dove l’AI può fornire diagnosi accurate e in futuro sostituirsi al chirurgo, al settore dei trasporti, per non parlare della finanza, dell’IT e di svariati altri ambiti. Quando è possibile interpretare grandi volumi di dati e trasformarli in risultati, AI non solo avrà un impatto, ma sarà senz’altro protagonista.

 

Come cambierà il mondo del lavoro e come farsi trovare pronti

Lo studio citato in apertura offre altri dati interessanti. Tra questi, il fatto che il 50% delle aziende è certa di dover ridurre la propria forza lavoro a causa di robot e Intelligenza Artificiale. Dati come questo, svincolati da elementi di bilanciamento, potrebbero condurre a un forte pessimismo e instillare il dubbio che Elon Musk avesse ragione quando definì l’Intelligenza Artificiale “un rischio per la nostra civiltà”.

In realtà non è e non sarà così. Certamente il lavoro sta cambiando e lo dimostra il fatto che il Data Analyst sia sempre la professione n.1 tra quelle richieste dalle aziende: professionisti ce ne sono pochi nonostante si aprano più di 4.000 posizioni all’anno negli USA e un salario medio di 130.000 dollari. In questa fase di (lunga) transizione, è fondamentale una mentalità proattiva che coinvolga sia le aziende che i lavoratori: le prime, valutando gli impatti di robot e Intelligenza Artificiale sui processi interni, devono investire in formazione e preparare i lavoratori a nuove dinamiche e posizioni, ma questi ultimi devono parimenti adottare un approccio aperto nei confronti del cambiamento e delle nuove sfide.

Perché per il resto, AI creerà molti più posti di lavoro di quanti ne distruggerà. D’altronde, l’evoluzione tecnologica ha sempre avuto un forte impatto sul mondo del lavoro: pensiamo a Internet, per esempio, al ruolo ‘devastante’ delle email sulla corrispondenza cartacea e sul mondo dei media o a quanto lo shopping online avrebbe colpito il retail tradizionale che, a dire il vero, ancora oggi ne sente gli effetti. Eppure, il mondo è andato avanti, ha creato nuovi modelli e ha permesso la nascita di milioni di aziende innovative. Un po’ come i bancomat: hanno automatizzato il prelievo di contante ma le banche non hanno smesso di assumere personale.

Ora, scacciate alcune posizioni ‘apocalittiche’ relative al ruolo futuro dell’Intelligenza Artificiale, ci si può domandare come farsi trovare pronti all’appuntamento con una forza lavoro sempre più basata su algoritmi e robot, meno sull’intervento umano. Le direttrici sono due: assecondare il trend oppure rivolgersi ad attività per cui l’uomo sia difficilmente sostituibile. Nel primo caso rientra il citato Data Analyst, lo sviluppatore di applicazioni software e l’esperto di cyber security: non dimentichiamo, infatti, che automatizzare i processi rende la sicurezza informatica un fattore determinante per la sopravvivenza e la prosperità dell’azienda. Lo è già, ma lo sarà sempre di più.

Altrimenti, conviene dedicarsi a tutte quelle attività in cui il “tocco umano” sarà determinante ancora per molto tempo (se non per sempre): qualsiasi attività creativa, per esempio, ma anche tutti quei ruoli in cui siano richieste doti di leadership nei confronti di gruppi di lavoro e capacità comunicative. AI può imparare dai dati e prendere decisioni importanti, ma il concetto di sensibilità le è decisamente ostico, nonostante alcune applicazioni di cognitive computing abbiano proprio quello nel mirino. Ecco perché si dice che AI sia una sorta di ‘supporto decisionale’: le decisioni strategiche più importanti sono sì basate su numeri e dati, ma la componente del contesto, delle opinioni e del sentiment resta tanto determinante quanto fortemente “umana”.

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