<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=150415092460129&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">

Visione

Offerta

Scenari

Tecnologie di Frontiera

Ruoli

Tilt

Uomo VS AI: chi guiderà il decision making?

Uomo VS AI: chi guiderà il decision making?

Cosa succede se l’intelligenza Artificiale diventa autonoma anche nel decision making? Secondo quale scala valoriale o quali principi etici prenderà decisioni quando si troverà di fronte a un uomo? Sono queste le domande che il mondo scientifico, e non solo, si sta ponendo, in un’epoca nella quale le applicazioni, i sistemi, le macchine e i robot sono sempre più intelligenti e il rapporto uomo-macchina, sempre meno strumentale.

L’esigenza di una nuova etica e di una relativa giurisprudenza che possa tutelare il cittadino dalla progressiva indipendenza di giudizio delle macchine è tanto forte che la Commissione Europea ha iniziato ad affrontare la questione.

Intelligenza artificiale: un nuovo codice etico per l’Europa

La Commissione Europea ha nominato un gruppo di 52 esperti provenienti dal mondo accademico, dell’industria e della società civile col compito di redigere un documento deontologico circa l’uso delle Intelligenze Artificiali. Nel documento si legge chiaramente l’importanza della salvaguardia dell’autonomia umana rispetto all’avanzamento tecnologico sempre più presente e poco legiferato.

Il documento ha tutta l’aria di essere una forte raccomandazione rivolta alla classe politica, ribadendo l’importanza di 5 principi fondamentali:

  1. 1-Beneficence: fare del bene, ovvero un utilizzo democratico dei nuovi sistemi tecnologici allo scopo di migliorare e agevolare i campi in cui verrà applicata l’AI;
  2. 2-Non malefiecience: non fare del male, ovvero non abusare del potere dell’AI per danneggiare la dignità umana;
  3. 3-Autonomy: preservare l’autonomia umana di fronte le sfide poste dalle nuove tecnologie, ovvero evitare di generare una forte dipendenza dall’AI che limiterebbe, se non addirittura ridurrebbe, il decision making dell’uomo;
  4. 4-Justice: un utilizzo corretto della tecnologia che, però, lascia spazio al giudizio finale umano;
  5. 5-Explicability: un utilizzo trasparente della tecnologia senza fini che, in alcun modo, possano danneggiare la collettività a favore del singolo, ovvero la totale accessibilità e comprensione dello sfruttamento delle potenzialità di utilizzo di questi nuovi apparati tecnologici.

L’ultima occasione per rimanere umani

Il nuovo codice etico, dunque, è sostanzialmente human-centric: si rivolge a tutte le aziende e ai soggetti che vorranno operare in Europa, contribuendo non solo alla tutela della sicurezza fisica ma anche a quella psicologica e finanziaria.

Il vecchio continente è in netto ritardo sulla creazione di un sistema giuridico evoluto che regolamenti l’applicazione dell’AI nella vita di tutti i giorni. I grandi colossi come Facebook, Amazon, Baidu e così via si sono già fatti strada su un terreno non ancora legiferato ottenendo, senza alcun permesso, una robustissima mole di dati.

Redigere un codice etico, significa tutelarsi dalle minacce che comporterebbe l’uso improprio di questi sistemi. Fortunatamente, siamo ancora in tempo per salvarci. La fase che stiamo vivendo è ancora molto sperimentale e l’Intelligenza Artificiale non ha ancora sostituito la capacità decisionale dell’uomo. Soprattutto, non è ancora così evoluta da poter superare l’intelligenza umana. E allora quale migliore occasione per preservare la nostra natura ed evitare il distopico effetto Black Mirror?

Decisori, non funzionari!  La tecnologia al servizio dell’uomo

Allontanandoci da una scuola di pensiero ragionevolmente pessimista, siamo ancora in tempo per subordinare la tecnologia alle esigenze dell’uomo. Nell’era dell’Industria 4.0 cambiano gli scenari e i mezzi a nostra disposizione. Ma, contrariamente a quanto si possa pensare, un uso saggio delle applicazioni di Intelligenza Artificiale non sostituirà l’empatia, la fantasia e ogni forma di creatività umana. Bensì, entrerà in quei segmenti di mercato assistendo le operazioni ripetitive, meccaniche e complicate.

Senza dubbio, la “disruptive innovation” ha portato con sé cambiamenti non indifferenti. Nell’età della tecnica, tutte le attività lavorative che finora hanno subìto radicali trasformazioni non hanno, però, mai perso quella componente umana che impedisce la standardizzazione. Perché, se è vero che grazie all’AI siamo in grado di prevenire disastri ambientali, diagnosticare patologie e persino ridurre il consumo energetico, è anche vero che per comprendere gli sviluppi di questi sistemi è ancora indispensabile la percezione del pensiero astratto.    

Le AI dialogheranno tra di loro? Quale etica verrà applicata per evitare conflitti? Chi avrà l’ultima parola nei processi di decision making? Le regole di questo nuovo territorio, fino ad oggi inesplorato, stanno cominciando finalmente a prendere forma. Stabilire un’interazione con l’AI è un vantaggio straordinario, ma preservare l’umanità è un dovere di tutti.

cta_i_5_passi_per_generare_valore_grazie_all'ai

Iscriviti al Blog